Rossana Seminaroti

Psicologa e psicoterapeuta

La necessità del limite

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Cara Iris capita con i miei clienti, adulti o adolescenti, di parlare e riflettere sul limite che considero molto importante per poter stare bene e per potersi orientare.

Trovo la sua definizione etimologica molto interessante e di grande apertura: Il limite non è solo il punto in cui una cosa finisce ma anche ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza”. 

Quindi è anche confine che contiene e definisce un’identità, ha connotazioni positive e non solo di impedimento che ne è solo un aspetto.

Il termine deriva dal latino Limes: “Linea di confine fra terreni o territori contigui o vicini”. I Romani chiamavano “Limiti” le pietre che segnavano i confini e che erano sacre e non potevano essere rimosse senza commettere un delitto essendo sotto la speciale protezione di una divinità, detta Limite o Termine. 

Il limite è quindi collegato al sacro. Ecco la definizione che l’antropologo Levi Strauss da del sacro: “E’ sacro ciò che attiene all’ordine dei mondi, ciò che garantisce questo ordine. Ma il sacro concerne anche l’uomo e non solo il cosmo fisico e in tal senso è un valore, una produzione culturale”. 

Il dominio del sacro quindi è l’insieme dei valori, delle pratiche e delle convinzioni che l’uomo utilizza per conferire senso e valore all’esperienza. E’ ciò che garantisce un ordine: l’ordine del mondo e l’ordine dell’uomo. Sacro è ciò che difende dal rischio del caos, dall’angoscia del nulla e perpetua un ordine antico e inviolabile.

Tutto questo per me conferma quanto è importante essere consapevoli dei limiti: propri, altrui, della vita stessa. Limiti che possono anche cambiare nel tempo, ad es. sono dei limiti alcune nostre capacità intellettuali o fisiche, che possono modificarsi con l’età, con l’esperienza ma che bisogna conoscere e tenere in conto per non incorrere nel “malessere”.

Abram Maslow, un grande psicoterauta americano del secolo scorso, ha studiato e scritto cose molto interessanti sui limiti e sui bisogni degli esseri umani. Per lui il limite era una necessità per crescere bene, certo il limite consapevole. Penso ai cuccioli dell’uomo: il limite ha senso al momento giusto, un no assume varie forme e va sempre adattato al contesto e dovrebbe essere portatore di vita. Ci sono infatti no che sostengono la vita e no mortiferi.

Ecco cosa scrive: “La sfrenata indulgenza, la sfrenata gratificazione, hanno conseguenze pericolose (l’irresponsabilità, l’incapacità di sopportare lo sforzo, l’immaturità ecc.). Il bambino piccolo non ha soltanto bisogno di gratificazione; ha bisogno anche di apprendere i limiti che il mondo fisico pone alle sue gratificazioni, e, deve pure apprendere che gli altri esseri umani cercano, anch’essi, gratificazione: persino sua madre e suo padre, cioè non costituiscono soltanto mezzi per raggiungere i propri fini. Ciò significa controllo, rinvio, limiti, rinunce, sopportazione della frustrazione, disciplina. L’accrescimento contiene, e sempre conterrà, non soltanto ricompense e piaceri, ma anche numerosi dolori intrinseci. Ogni passo in avanti è un passo nell’ignoto, e può essere pericoloso.

Spesso significa abbandonare una vita più semplice, più facile, meno pesante, in cambio di un’esistenza più esigente, più responsabile, più difficile. L’accrescimento avviene malgrado queste perdite, e quindi esige coraggio, volontà, capacità di scelta e di energia nell’individuo, nonché protezione, disponibilità e incoraggiamento da parte dell’ambiente, specialmente per quanto riguarda i bambini”.

2 Comments

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