
Ho conosciuto diverse persone che sono venute in studio spinte dagli attacchi di panico che, man mano, sono finiti sullo sfondo dei nostri discorsi mentre la loro vita si trasformava e si aprivano con più fiducia e rispetto di sé al mondo.
Vi racconto la storia di Pan, divinità dell’antica Grecia, così potrete capire diverse cose, è da lui che prende il nome l’attacco di panico.
Questo dio non era bello, anzi, era così brutto che quando nacque la madre terrorizzata lo abbandonò e si salvò perché Hermes lo raccolse e, dopo averlo avvolto in una pelle di lepre, lo portò sull’Olimpo. Aveva un carattere gioioso e venne accolto con benevolenza tanto che Dioniso lo fece entrare nel suo seguito e divennero compagni inseparabili.
Pan era metà uomo e metà animale, aveva gambe e corna caprine, zampe irsute e zoccoli, busto umano, il volto ornato da una barba caprina , due corna in fronte, il naso schiacciato e un’espressione terribile, a dispetto della sua giovialità e generosità. Era infatti sempre pronto ad aiutare quanti chiedevano il suo aiuto.
Dio solitario, non risiedeva sull’Olimpo ma viveva nei boschi e con la sua voce spaventosa, che usava per terrorizzare i nemici, incuteva in chi la udiva una grande paura, che da Pan prende appunto il nome di timor panico.
I viandanti cercavano di attraversare i boschi prima dell’imbrunire, quando sarebbe stato più facile incontrarlo. Era un dio legato alla natura, pastore e allevatore di api e si muoveva spesso spinto dagli impulsi.
E se leggessimo l’attacco di panico come la paura dei nostri movimenti più primordiali che non conosciamo e che dobbiamo accogliere come fece Ermes con Pan quando lo presentò agli Dei, trasformandoli e valorizzandoli? Pan era vitale, molto. E se fosse la nostra vitalità primordiale a spaventarci? Intesa come forza che ci può portare lontano dall’usuale, dal già definito, da come ci vogliono gli altri.
Uno sguardo più ampio aiuta a sopportare la paura panica: non siamo i soli, non siamo “strani”, è un’angoscia antica. Ci aiuta a riprendere il nostro cammino più autentico.
E come si fa a far diminuire la paura o a non avere questi attacchi?
La prima cosa è cercare di rassicurarsi, l’attacco di panico è un evento spaventoso specialmente la prima volta che lo si prova, ma passa generalmente nel giro di mezzora: non si impazzisce e non si muore.
Arriva all’improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito entro 10 minuti o meno) e dura circa 20 minuti (ma a volte molto meno o di più).
I sintomi tipici degli attacchi di panico sono:
- Palpitazioni/tachicardia (battiti irregolari, pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola)
- Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di scappare quando si sente il panico o di perdere la calma)
- Sensazioni di sbandamento, instabilità (capogiri e vertigini)
- Tremori fini o a grandi scosse
- Sudorazione
- Sensazione di soffocamento
- Dolore o fastidio al petto
- Percezione del mondo esterno come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco e alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo
- Brividi
- Vampate di calore
- Sensazioni di intorpidimento o formicolio
- Nausea o disturbi addominali
- Sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola)
Non tutti i sintomi sono presenti contemporaneamente e spesso viene diagnosticato al pronto soccorso dove si arriva pensando di avere un infarto.
A volte lascia un senso di spossatezza per qualche giorno e la paura che si possa ripresentare.
La paura dell’attacco di panico potrebbe avere come conseguenze la paura di stare da soli, viaggiare, andare nei luoghi dove si è verificato il primo attacco.
A volte, se gli attacchi sono frequenti o limitano molto l’autonomia, un aiuto farmacologico può essere di supporto.
La psicoterapia aiuta a sentirsi più sicuri, a riprendere a fluire, a superare le paure, ad apportare dei cambiamenti, a rafforzare la fiducia in se stessi.
Piccoli aiuti: in caso di attacco respirare lentamente, se si ha caldo cercare il fresco e la situazione più confortevole possibile. Dormire a sufficienza e non esagerare col lavoro, a volte gli attacchi arrivano perché siamo in una condizione di stress psico-fisico eccessivo.
Poi la crisi passa e come tutte le crisi, che sono anche delle opportunità, se affrontata nel modo giusto, aiuta a crescere.