Rossana Seminaroti

Psicologa e psicoterapeuta

Categoria: Lettere a Iris

Un terribile amore per la guerra

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Iris cara è di Hillman questo libro, l’ho comprato dopo due chiacchiere col mio amico Talib, siriano, che con grande tristezza mi ha detto: “Ormai la Siria non c’è più, l’hanno distrutta ed è stato programmato”. Lui è uno storico, oltre che un artista, possibile che si sbagli? Possibile che gli umani programmino la distruzione di una nazione, con tutti quei morti, o qualcosa gli sfugge di mano? E perché? Avevo bisogno di capire di più. Pochi giorni dopo l’attentato al Bataclan di Parigi , due articoli di Repubblica attraggono la mia attenzione: “Non lasciamo che le emozioni ci impediscano di comprendere” e “Cosa c’è nella mente del terrorista chimico”. Due articoli che invitano a gestire le emozioni e a comprendere come può un umano uccidere, imbottito di droga, come le forze armate tedesche  di Hitler. E’ sempre una violenza anche contro di noi  Iris uccidere. Siamo fatti per stare insieme, collaborare, aver bisogno dell’altro per sentirci bene, essere amati e stimati. Certo, anche fermati da chi è più maturo di noi quando commettiamo azioni dannose. Ma con comprensione Iris, con compassione, che non vuol dire non essere fermi. Ma riconoscendo che il suo fallimento è anche un po il mio e il nostro e cercare di capire come fare perché non si ripeta. Non solo con la guerra…

Il dolore Iris, il bisogno, la violenza subita nelle sue varie forme, la chiusura della mente e del cuore, portano a fare del male, a noi e agli altri.

Questi giovani terroristi adolescenti imbottiti di ideologia e di droga, distruggono se stessi e la vita in nome della vita. E’ paradossale, sembra l’unico modo possibile per vivere. Certo nell’aldilà, ma “se oggi qui si sta male o c’è  il nemico, meglio bene in un altro luogo, meglio distruggere le catene, i luoghi che ci imprigionano, il male”. Penserà così uno di quei ragazzini? E gli avranno insegnato che solo così si può vivere? E come lo avranno aiutato a costruirsi un’identità? Perché Iris,  l’identità è un prodotto sociale e culturale, oltre che personale. Non li sto giustificando, trovo orrendo fare del male a qualcuno. Conosco i racconti di chi ha fatto del male, certo non tanti e alcuni attraverso i libri, dal vivo un giovane che rientrava dalla guerra nell’ex Iugoslavia e un ragazzo che ha cercato di uccidere una persona vicina.

Il primo, incrociato in un viaggio in treno, era così agitato e così pieno di emozioni negative  nel raccontare che bisognava, a volte, uccidere anche i bambini che mi era venuta la nausea.

Del secondo conosco i sensi di colpa, il suo stare male, la solitudine e  nel tempo comprendere che quel gesto andava inserito in una cornice più vasta e che  il bene si sceglieva perché era più buono, ma solo dopo averlo conosciuto. Il bene è un’esperienza, come l’amore. Come puoi sceglierlo se non lo conosci? Amore non vuol dire “permissivismo”, quello Iris non è amore, è impotenza, immaturità.

E poi Iris il male si incontra dentro di sé … se scandagli bene l’anima e fai viaggi in profondità lo incontri. E’ molto in fondo, come nell’Ade o negli Inferi, luoghi sotterranei. Ma si può aprire quella porta. E’ stato nell’accompagnare una mia cliente, ferita profondamente per la morte del giovane figlio, che sono arrivata fino agli inferi con lei. Tornare indietro non è stato facile, c’è voluto molto governo e fede. Ora so che c’è un piacere nel fare del male, una forma di potere: se il potere non lo puoi esercitare nel costruire, lo puoi esercitare nel distruggere… Certo dopo rimangono solo le macerie e se la rabbia furiosa passa, il dolore. Nel creare ci vuole più tempo, ma dopo ti godi il piacere di quello che sei riuscito a far nascere, il sorriso degli altri.

Molti soldati che tornano dal fronte, oltre alle invalidità, saranno tormentati per tutta la vita. “Sindrome da stress post-traumatico” la chiamano, incubi, flashback, paura, ottundimento, uso di droga, ansia, depressione, suicidio …

Iris ti scriverò di Hillman e del suo libro quanto prima, ti riporto solo una sua citazione tratta da un libro di Levinas del ‘79: “La guerra … distrugge l’identità dello Stesso. La psiche non può essere uguale a prima perché è diventata una compagna dell’anima dei morenti, compagna dei morti, mezza innamorata della morte lenitrice”.

Lo so che è il sapore del dolore quello che rimane dopo questa mia lettera, almeno a me…

Un terribile amore per la guerra

La necessità del limite

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Cara Iris capita con i miei clienti, adulti o adolescenti, di parlare e riflettere sul limite che considero molto importante per poter stare bene e per potersi orientare.

Trovo la sua definizione etimologica molto interessante e di grande apertura: Il limite non è solo il punto in cui una cosa finisce ma anche ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza”. 

Quindi è anche confine che contiene e definisce un’identità, ha connotazioni positive e non solo di impedimento che ne è solo un aspetto.

Il termine deriva dal latino Limes: “Linea di confine fra terreni o territori contigui o vicini”. I Romani chiamavano “Limiti” le pietre che segnavano i confini e che erano sacre e non potevano essere rimosse senza commettere un delitto essendo sotto la speciale protezione di una divinità, detta Limite o Termine. 

Il limite è quindi collegato al sacro. Ecco la definizione che l’antropologo Levi Strauss da del sacro: “E’ sacro ciò che attiene all’ordine dei mondi, ciò che garantisce questo ordine. Ma il sacro concerne anche l’uomo e non solo il cosmo fisico e in tal senso è un valore, una produzione culturale”. 

Il dominio del sacro quindi è l’insieme dei valori, delle pratiche e delle convinzioni che l’uomo utilizza per conferire senso e valore all’esperienza. E’ ciò che garantisce un ordine: l’ordine del mondo e l’ordine dell’uomo. Sacro è ciò che difende dal rischio del caos, dall’angoscia del nulla e perpetua un ordine antico e inviolabile.

Tutto questo per me conferma quanto è importante essere consapevoli dei limiti: propri, altrui, della vita stessa. Limiti che possono anche cambiare nel tempo, ad es. sono dei limiti alcune nostre capacità intellettuali o fisiche, che possono modificarsi con l’età, con l’esperienza ma che bisogna conoscere e tenere in conto per non incorrere nel “malessere”.

Abram Maslow, un grande psicoterauta americano del secolo scorso, ha studiato e scritto cose molto interessanti sui limiti e sui bisogni degli esseri umani. Per lui il limite era una necessità per crescere bene, certo il limite consapevole. Penso ai cuccioli dell’uomo: il limite ha senso al momento giusto, un no assume varie forme e va sempre adattato al contesto e dovrebbe essere portatore di vita. Ci sono infatti no che sostengono la vita e no mortiferi.

Ecco cosa scrive: “La sfrenata indulgenza, la sfrenata gratificazione, hanno conseguenze pericolose (l’irresponsabilità, l’incapacità di sopportare lo sforzo, l’immaturità ecc.). Il bambino piccolo non ha soltanto bisogno di gratificazione; ha bisogno anche di apprendere i limiti che il mondo fisico pone alle sue gratificazioni, e, deve pure apprendere che gli altri esseri umani cercano, anch’essi, gratificazione: persino sua madre e suo padre, cioè non costituiscono soltanto mezzi per raggiungere i propri fini. Ciò significa controllo, rinvio, limiti, rinunce, sopportazione della frustrazione, disciplina. L’accrescimento contiene, e sempre conterrà, non soltanto ricompense e piaceri, ma anche numerosi dolori intrinseci. Ogni passo in avanti è un passo nell’ignoto, e può essere pericoloso.

Spesso significa abbandonare una vita più semplice, più facile, meno pesante, in cambio di un’esistenza più esigente, più responsabile, più difficile. L’accrescimento avviene malgrado queste perdite, e quindi esige coraggio, volontà, capacità di scelta e di energia nell’individuo, nonché protezione, disponibilità e incoraggiamento da parte dell’ambiente, specialmente per quanto riguarda i bambini”.

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